Credo la Comunione dei Santi

La festa di Ognissanti è qualcosa di davvero speciale! I santi non sono solo alcune persone di fede straordinaria che sono state canonizzate, ma tutti i cristiani, infatti nella lettera ai Colossesi è scritto: “Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, ai santi e credenti fratelli in Cristo che sono a Colosse: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro.
Noi rendiamo grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, continuamente pregando per voi, avendo avuto notizie della vostra fede in Cristo Gesù e della carità che avete verso tutti i santi a causa della speranza che vi attende nei cieli.”

“Santi” sono quindi tutti i cristiani, e la comunione dei santi affermata nel Credo è il rapporto di comunione spirituale tra Cristo, i vivi e i defunti, compresi quelli canonizzati, in virtù della loro grande fede.

Per la comunione dei santi, tra cielo e terra, tra coloro che sono vivi e coloro che sono già saliti in cielo, c’è un continuo e incessante scambio di preghiere e di amore… detta in maniera semplice e molto laica ma, forse, più comprensibile, potremmo immaginare la comune dei santi come un alone di energia positiva che coinvolge tutta la terra in uno scambio di amore con il cielo: con Dio, con i defunti, con tutti i santi e gli angeli!
Ecco, questo è un motivo per festeggiare!

Festeggiamo il fatto che, in Cristo, siamo uniti spiritualmente e per sempre a coloro che ci hanno preceduti: parenti, amici, uomini comuni e grandi santi canonizzati.

Festeggiamo perché, per la comunione dei santi, possiamo chiedere a chi è in cielo di intercedere: la Madonna, gli angeli, i santi, i nostri cari defunti pregano per noi e per coloro che amiamo, vegliano su di noi, sui nostri passi, e questo è davvero un grande dono d’amore.

Festeggiamo la comunione dei santi e portiamo un saluto speciale ai defunti che si trovano al cimitero…questa parola racchiude il significato tutto cristiano della morte: il termine “cimitero” deriva infatti dal greco κοιμητήριον (koimētḕrion, “luogo di riposo”): in altre parole, il cimitero è una sorta di dormitorio dove riposano i defunti in attesa della risurrezione del corpo.

Il vivere in comunione all’interno della famiglia, con i nostri cari, ma anche con i fratelli più lontani che sono in difficoltà, deve essere specchio della comunione dei santi.

Ognissanti è quindi la festa speciale di quell’amore travolgente che unisce cielo e terra in un continuo e reciproco scambio e in una comunione indissolubile.

E’ qualcosa di straordinario, da riscoprire e da condividere anche con i bambini, che certo hanno bisogno di sentire che le “cose” alte, speciali, non si trovano solo nei grandi film che li appassionano (Star Wars e tanti altri) ma fanno parte della vita quotidiana e riguardano anche loro: anche loro sono chiamati ad alzare gli occhi al cielo e a sperimentare l’amore di Cristo e la comunione dei santi…ma questo dipende dal fatto che noi genitori offriamo ai bambini un approccio alla vita non solo materiale ma anche spirituale.

Un altro punto della professione di fede dei cattolici dice: “credo in Dio creatore del cielo, della terra, di tutte le cose visibili e invisibili”… ecco, che questo sia un giorno di grande festa per la comunione tra tutti noi, santi in Cristo, e di apertura del cuore a ciò che è invisibile (angeli e santi del paradiso) ma presente e vivo più che mai.

Santa festa ad ognuno di voi!!

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Un embrione nella borsa

Il 14 settembre di 9 anni fa salivo in autobus con un carico speciale: dentro la borsa avevo un embrione, ovvero il mio primo figlio!

Due settimane prima, all’ecografia di controllo, la ginecologa ci aveva informati che il bambino non stava più crescendo e mi aveva dato appuntamento alla settimana dopo per un’altra ecografia, anticipandomi già che, se le cose fossero rimaste immutate come lei credeva, avrei dovuto fare il raschiamento, cioè la resezione della cavità uterina, per aborto spontaneo.

Non so perché, ma avevamo soprannominato Topinambur il nostro piccolino…lo avevamo chiamato così per due mesi e ora Topinambur non c’era piu’… ci crollava il mondo addosso, sentivamo un dolore immenso, veramente sconfinato.

Dal punto di vista medico si trattava soltanto di un embrione di poche settimane, ma per noi era nostro figlio: una persona a tutti gli effetti, anche se minuscola!

Il giorno dopo quella drammatica notizia cercai di riflettere su ciò che stava accadendo e pensai tre cose:
– se mi avessero fatto il raschiamento, Topinambur sarebbe finito tra i rifiuti ospedalieri;
– non volevo assolutamente che nostro figlio venisse buttato via come uno scarto!
– Se nostro figlio era morto, volevo che avesse una sepoltura e un saluto dignitosi.

…Sepoltura per un embrione?!?!
Era il 2011 e io non avevo mai sentito niente del genere, tant’è che pensai: “Sto andando giù di testa, che io sappia non si possono seppellire gli embrioni!”

Ciò nonostante, digitai “sepoltura embrioni” su Google e incredibilmente scoprii che due associazioni (” Ciao Lapo” e il servizio maternità difficile della “Papà Giovanni XXIII”) si occupavano di questo tema, e che c’erano già dei precedenti.
Quando la sera mia marito torno’ dal lavoro, condivisi con lui le mie riflessioni e le informazioni che avevo trovato… all’inizio fu un po’ stupito dall’idea della sepoltura, ma poi pensò che era la cosa giusta da fare per salutare degnamente il nostro bimbo, e così decidemmo di andare avanti.Nella settimana che precedette l’ultima ecografia, il dolore sconfinato per la perdita di nostro figlio si trasformò poco a poco in energia combattiva per recuperare più informazioni possibili su come ottenere questa sepoltura…avevo infatti chiamato l’ospedale e, per quanto le associazioni mi avessero fatto conoscere il dpr 285/90 che prevede la sepoltura degli embrioni e dei feti (art.7), in realtà il personale sanitario sembrava ignorare totalmente questa legge, o per lo meno mi disse che era assurdo pensare di poter seppellire un embrione.

Mio marito ed io capimmo che non sarebbe stato facile ottenere ciò che volevamo perché intorno alla sepoltura di un embrione ruotavano temi di bioetica delicati e tuttora molto dibattuti: lo statuto di persona, l’aborto come scelta, il fatto che, se si consente di seppellire un embrione, gli si riconosce automaticamente lo stato persona!

Raccolsi più documentazione possibile e contattai gli uffici cimiteriali del comune, che mi confermarono che in Certosa c’era un campo destinato a feti ed embrioni.
Stampai il testo della legge e arrivammo pronti ad affrontare l’ecografia del 6 settembre. Come ci aspettavamo, confermarono che il bambino era morto e che il giorno dopo avrei dovuto fare il raschiamento; a quel punto comunicammo ai medici l’intenzione di seppellire nostro figlio…e lì si scatenò l’inferno!

Il ginecologo che mi avrebbe dovuto fare il raschiamento disse che era assurdo seppellire un embrione, in quanto ne sarebbe rimasto solo un grumo di sangue…lo capivo benissimo e la cosa non mi scandalizzava, ma quel grumo di sangue e cellule era nostro figlio, per cui consegnammo al ginecologo il testo della legge a sostegno della nostra richiesta, considerando che il Dpr 285/’90 cita proprio “la sepoltura dei prodotti abortivi e del concepimento”…la geniale risposta del medico fu: “Signora, cosa vuole, le leggi si fanno, si disfano, si interpretano…”
Si interpretano?!? Cosa?!?!!!

Nella norma era scritto in modo assolutamente esplicito la possibilità di seppellire un embrione e noi volevamo solo che i medici facessero il possibile affinchè il nostro diritto venisse rispettato.
Poiché il ginecologo, anziché sostenere noi che avevamo perso un figlio, continuava a dimostrarsi ostile, dissi che non avrei accettato di fare il raschiamento fino a che non mi avesse assicurato di poter seppellire il nostro bambino.

Feci un tale casino che alla fine il ginecologo contattò l’anatomia patologica per chiedere se mai fosse stato possibile, dopo l’esame istologico, recuperare quel che restava dell’embrione per destinarlo alla sepoltura.

Un’anatomo patologa mi contattò per dirmi che lei e i colleghi avevano valutato come procedere e che avrebbero fatto di tutto per riuscire ad individuare nostro figlio in mezzo al materiale espulso durante il raschiamento.

Il 7 settembre feci il raschiamento serena, sapendo che avevo fatto tutto quello che potevo per nostro figlio!

Una settimana dopo, il 14,  l’anatomo patologa mi chiamò per dirmi che potevo andare a ritirare il barattolino con dentro l’embrione in formalina… era mio figlio, e corsi a prenderlo sollevata dal fatto che tutto fosse andato bene!

Presi il mio barattolino e salii sull’autobus pensando: “Mai e poi mai gli altri passeggeri potrebbero immaginare che ho un embrione nella borsa!”

Può sembrare strano ma ero felice perché, nonostante avessimo perso il bambino, per lo meno eravamo riusciti ad ottenere di seppellirlo, facendo riconoscere la sua dignità di persona e ottenendo un posto dove poterlo salutare!

Tutta soddisfatta, appena a casa chiamai il responsabile dei servizi cimiteriali del comune, per dirgli che finalmente avevo l’embrione a casa e potevamo seppellirlo, ma la sua reazione fu un po’ diversa da come me l’aspettavo: “Ma come – mi disse – ha l’embrione a casa?! Non può portare a casa un cadavere, e nemmeno può portarlo lei stessa al cimitero! In questa situazione, al massimo può seppellirlo in un vaso di casa o in un giardino, ma non al cimitero! Serve un documento dell’ospedale in cui il medico dichiara l’avvenuta morte e consente la sepoltura!”
Ero sconvolta… tanto impegno per niente… incredibile, il ginecologo non mi aveva fatto compilare il modulo che ci permetteva di seppellire nostro figlio!

La situazione era grave e sembrava irrimediabile, per cui decidemmo di chiamare la direzione sanitaria la quale, saputo l’accaduto, si disse assolutamente costernata e trovò la soluzione: riportammo subito il barattolino, la direzione sanitaria compilò il modulo necessario a concedere la sepoltura e finalmente potemmo dare un degno saluto al nostro bambino.

Decidemmo di chiamarlo Francesco.
Ora riposa al cimitero.

Tengo molto a questa foto, e se la pubblico è per sensibilizzare su questo tema, perchè non voglio che altri genitori debbano lottare con i medici, in un momento di dolore tremendo, per ottenere il diritto, già sancito dalla legge, a seppellire il proprio figlio, anche se è “solo” un embrione!

Oggi Francesco avrebbe 8 anni e sarebbe alto come la girandola che è a inizio articolo, o poco più.

Quando seppellimmmo Francesco, nel 2011, nel suo campo era l’unico bambino riconoscibile con un nome e una tomba, gli altri erano feti e avevano solo un numero per distinguerli, nient’altro.

Da allora tante cose sono cambiate; la sepoltura degli embrioni è una possibilità un po’ più conosciuta.
Ciao Lapo e tante altre associazioni hanno aiutato centinaia di famiglie e anche noi, nel nostro piccolo, ci siamo attivati perché il lutto prenatale venga riconosciuto e nessuno debba più lottare per seppellire il proprio figlio: nel 2012 abbiamo inaugurato il progetto “Bimbi Mai Nati“, per offfrire informazioni ai genitori che perdono un figlio durante la gravidanza.

Oggi nel campo di  Francesco sono seppelliti tanti altri bimbi con un nome, una tomba, un gioco lasciato lì per loro.

Quando qualche  mamma o papà disperato contatta “Bimbi mai nati” per chiedere aiuto, perchè non riesce ad ottenere di seppellire suo figlio, riviviamo nuovamente tutto quello che abbiamo passato, facciamo di tutto per aiutare quelle famiglie e, di solito ce la facciamo: sono certa che, dal cielo, Francesco e gli altri piccoli ci aiutano!!

(Foto scattate durante la processione organizzata ogni anno dalla comunità Papa Giovanni XXIII l’1 novembre, per commemorare i bimbi mai nati)

Il sito di Cieli in Terra accoglie il progetto “Bimbi mai nati“, il cui scopo è informare i genitori che perdono un bambino in gravidanza sul fatto che una legge dello Stato consente la sepoltura di feti ed embrioni.
In questo articolo ho raccontato la mia esperienza personale, sperando che questa testimonianza possa servire a qualcuno.
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Una corona su misura

Da tanto non scrivo in questo blog ma mi scuserete: un anno fa stavo facendo le valigie per andare in Perù ad adottare la mia bimba… per noi si tratta della seconda adozione e già sapevo che sarebbe stato fantastico intenso e impegnativo… ecco, le previsioni sono state tutte confermate, e il poco tempo che avevo per i miei quotidiani “eremitaggi cittadini” si è ulteriormente assottigliato per cui, per non togliere tempo alla preghiera, ho preferito sottrarlo al blog.

Finalmente però la scuola è iniziata, i ritmi si sono fatti più normali, oggi ritrovo anche il tempo per scrivere, e lo faccio per lanciarvi un’idea: avete mai pensato di creare una vostra corona “su misura” dedicata alla preghiera?

Cosa intendo?!
Bè, un rosario realizzato con i classici grani per le orazioni ma con l’aggiunta di medaglie di santi a voi particolarmente cari, o con ulteriori perline dedicate a preghiere che volete aggiungere, o con ciondoli per voi particolarmente significativi, perchè magari vi ricordano la vostra famiglia o persone per le quali volete pregare…

Ebbene, la fede può essere molto creativa, il santo rosario è una preghiera fantastica e ovviamente più che completa, ma con un po’ di fantasia possiamo realizzarne uno “su nostra misura spirituale”, senza per questo scivolare su piani poco cristianamente corretti.

Il mio rosario su misura è quello nella foto, vi ho aggiunto la medaglia miracolosa, quella di San Michele e altre immagini che mi sono care… ora tocca a voi!

Buona preghiera e buon cammino, che la Madonna ci e vi benedica sempre!

Vedrai cose più grandi di queste

“Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».
Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?».
Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità».
Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi».
Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».
Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».
Gv.1,45-51

Due frasi, più di tutte, mi colpiscono in questo brano: la domanda di Bartolomeo “Come mi conosci?” e la risposta di Gesù: “Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!”

Penso che la domanda di Bartolomeo sia la stessa che prima o poi, nella vita, ciascuno di noi rivolge a Dio: come fai a conoscermi? Cosa sai di me?

Nella domanda di Bartolomeo è implicito lo stupore del sentirsi conosciuto, cioè riconosciuto, la meraviglia del comprendere che Gesù ci ha in mente, sa chi siamo, ci porta nel cuore: per Lui non siamo un numero, un punto indistinto tra miliardi di altri punti, ma un cuore, un’anima, un corpo e un cervello che hanno un nome, una storia, dei pensieri e sentimenti, una vocazione; Gesù ci conosce nel profondo!

La seconda cosa che mi colpisce è la risposta: Gesù dice a Bartolomeo – e quindi, in qualche modo, a ciascuno di noi – che vedremo cose ben più grandi del fatto che Lui ci conosca: vedremo il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo!

Ma siamo davvero pronti a vedere cose più grandi?
Abbiamo il cuore aperto e gli occhi rivolti verso l’alto?!
Oppure transitiamo lungo l’esistenza con la testa china sulle mille preoccupazioni quotidiane che, se pur giustificabili e comprensibili, non sono il nostro orizzonte vero, quello più alto?!

San Bartolomeo, prega per noi perché restiamo desti, con il cuore vigile e libero, disponibile a vedere cose grandi!