Per opera della grazia

Che cos’è la grazia di Dio?
Oggi mi sono imbattuta in questa frase “coloro che avevano creduto per opera della grazia”, riportata negli Atti degli Apostoli (18,27).

E’ per opera della grazia se anche noi crediamo, se guardando il creato riusciamo a scorgervi l’inconfondibile impronta di Dio.
E’ per grazia se riusciamo a dare un senso alle prove quotidiane.

Una lode a Dio per la grazia che ci dona e che filtra tra i minuti del nostro tempo come un raggio di luce potente e mai imposto, capace di vivificare e dare senso nuovo agli incontri, alle esperienze, agli eventi, permettendoci di sperimentare ad ogni istante la presenza del Dio con noi.

Elisa Maria della Grazia di Dio.

Getta le tue reti

Getta le tue reti,
gettale oggi, adesso,
anche se hai passato una notte in bianco
e ora sei stanco
anche se ci provi da tempo
e non hai pescato nulla
anche se credevi che fosse facile
e invece è stata dura.

Getta le tue reti
fallo nonostante la paura
i pensieri, le preoccupazioni.
Getta le tue reti
e fallo ora
gettale sulla fiducia in Dio
perchè non da mani di uomo
ma dal Suo amore arriverà ogni bene!

Ave Madre nostra

Ave o Madonna dei boschi, delle pietre e dei fiori, Madonna che conosci il vento, la pioggia e la neve, la tempesta il fuoco e il calore, il raggio del sole e la tenera brezza.

Ave o Madre di Dio e madre nostra, proteggi i ghiacciai, le foreste e i monti, veglia sui mari, i deserti e le piane, veglia su piante, animali e frutti, ed ispira l’uomo perché tuteli il creato.

L’iconostasi – confine tra il visibile e l’invisibile

Secondo il teologo Pavel Florenskij l’iconostasi, cioè il tramezzo che nelle chiese orientali divide la zona dell’altare da quella in cui si radunano i fedeli, non ha lo scopo di nascondere la celebrazione del mistero eucaristico, ma quello di mostrare ai credenti, attraverso le icone, la gloria del paradiso, nella quale avviene la liturgia celeste.

L’iconostasi è quindi la linea che al contempo divide e congiunge il cielo e la terra; su di essa si manifestano le creature sante, poste sul confine tra visibile e invisibile.

L’iconostasi nella foto è quella di una chiesa ortodossa di Sapanta, in Romania.

 

Le vie del Signore sono infinite

Siamo appena entrati in Romania🇷🇴 !

Un paese che ha attraversato grandi sofferenze; mi piace ricordare che la caduta di Ceaușescu è partita da una parrocchia di Timisoara: le vie del Signore sono infinite!

Ecco qua la storia della caduta del regime comunista:

“Il 16 dicembre 1989 scoppiò a Timișoara la rivoluzione che avrebbe portato alla caduta di Nicolae Ceaușescu e del regime comunista romeno. Tutto ebbe inizio con la protesta dei parrocchiani contro il trasferimento forzato del pastore calvinista László Tőkés; ai fedeli che manifestavano davanti alla parrocchia si unirono i passanti e in breve tempo la protesta si estese, raccogliendo nel centro della città decine di migliaia di persone. In seguito a scontri sanguinosi, ci furono 73 morti e 253 feriti il 20 dicembre 1989. Gli avvenimenti di Timișoara portarono una settimana più tardi alla caduta del regime di Ceaușescu. L’11 marzo 1990 gli stessi gruppi che avevano contribuito alla riuscita della rivoluzione presentarono anche il documento programmatico della Proclamazione di Timișoara, che fu di ispirazione anche per altri movimenti civici, politici e culturali.” (Tratto da Wikipedia)

Affidamento a Maria assunta in cielo

Trovandomi in Ungheria in questi giorni, sono rimasta colpita dalla grande fede di re Stefano – santo- che, poco dopo l’anno 1000, proclamò la Madonna patrona di Ungheria, e ad essa consacrò il suo regno e tutto il suo popolo.

Nel giorno dell’Assunta del 1038 re Stefano offri’ in dono alla Vergine la sua corona, perché ella vegliasse sulla giovane chiesa e la proteggesse nel corso dei secoli.

Da allora, pur con alterne vicende, l’Ungheria è rimasta uno terra particolarmente devota alla Madonna; addirittura nel 1942 PioXII consacrò l’Ungheria al cuore immacolato di Maria, cosa che fu ripetuta l’anno seguente dal sindaco di Budapest.

Proprio Pio XII scrisse la seguente preghiera, dedicata a Maria Assunta in Cielo, dopo averne proclamato, nel 1950, il dogma!

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini,
Noi crediamo con tutto il fervore della nostra fede
nella Tua Assunzione trionfale in anima e in corpo al cielo,
ove sei acclamata Regina da tutti i cori degli Angeli
e da tutte le schiere dei Santi; e noi ad essi ci uniamo
per lodare e benedire il Signore,
che Ti ha esaltata sopra tutte le altre pure creature,
e per offrirti l’anelito della nostra devozione e del nostro amore.

Noi sappiamo che il Tuo sguardo,
che maternamente accarezzava l’umanità umile e sofferente di Gesù in terra,
si sazia in cielo alla vista della umanità gloriosa della Sapienza increata,
e che la letizia dell’anima Tua nel contemplare faccia a faccia l’adorabile Trinità
fa sussultare il Tuo cuore di beatificante tenerezza; e noi, poveri peccatori,
noi a cui il corpo appesantisce il volo dell’anima,
Ti supplichiamo di purificare i nostri sensi, affinché apprendiamo, fin da quaggiù,
a gustare Iddio, Iddio solo, nell’incanto delle creature.

Noi confidiamo che le Tue pupille misericordiose si abbassino sulle nostre miserie
e sulle nostre angosce, sulle nostre lotte e sulle nostre debolezze;
che le Tue labbra sorridano alle nostre gioie e alle nostre vittorie;
che Tu senta la voce di Gesù dirti di ognuno di noi, come già del suo discepolo amato:
Ecco il tuo figlio; e noi, che Ti invochiamo nostra Madre,
noi Ti prendiamo, come Giovanni, per guida, forza e consolazione della nostra vita mortale.

Noi abbiamo la vivificante certezza che i Tuoi occhi,
i quali hanno pianto sulla terra irrigata dal sangue di Gesù,
si volgono ancora verso questo mondo in preda alle guerre,
alle persecuzioni, alla oppressione dei giusti e dei deboli;
e noi, fra le tenebre di questa valle di lacrime,
attendiamo dal Tuo celeste lume
e dalla Tua dolce pietà sollievo alle pene dei nostri cuori,
alle prove della Chiesa e della nostra Patria.

Noi crediamo infine che nella gloria, ove Tu regni,
vestita di sole e coronata di stelle,
Tu sei; dopo Gesù, la gioia e la letizia di tutti gli Angeli e di tutti i Santi;
e noi, da questa terra, ove passiamo pellegrini,
confortati dalla fede nella futura risurrezione,
guardiamo verso di Te, nostra vita, nostra dolcezza, nostra speranza;
attraici con la soavità della Tua voce, per mostrarci un giorno,
dopo il nostro esilio, Gesù, frutto benedetto del Tuo seno,
o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria

Oltre la porta

Due angeli che sorvegliano una porta: sembrano pronti ad accogliere chi vi voglia entrare… potrebbe essere la porta del paradiso, possiamo immaginare che sia la porta per entrare nel regno dei cieli, ma il regno dei cieli è già qua, dipende da come noi viviamo ogni giorno, da quanto lasciamo entrare lo Spirito nel nostro quotidiano… forse allora è una porta da cui non entrano gli uomini, ma dalla quale esce lo Spirito Santo in persona, per vivificare le nostre giornate, le nostre vite.

Siamo pronti ad aprire quella porta? Ad entrare nel regno dei cieli o ad accogliere lo Spirito che viene a noi?

La gioia e la grazia: le impronte di Dio su di noi!

“Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perchè, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. […] Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia”
“2 Cor 7, 8, 10

Quando apriamo il cuore a Dio, il Signore lascia su di noi, sul nostro volto e nei gesti che compiamo, due “impronte” inconfondibili: la gioia e la grazia!

La gioia, quella profonda che ci deriva dall’amore del Padre, non ci lascia mai, neanche quando siamo nelle difficoltà più gravi… non è la felicità e nemmeno l’allegria, è qualcosa di più profondo, come un sottofondo che accompagna i nostri giorni.

La grazia è quella cosa per cui tutto è possibile, e non per un delirio di onnipotenza anzi, per il contrario, per il riconoscersi figli, piccolissimi figli di Dio a cui Lui non farà mai mancare il necessario; per grazia riusciamo ad avere la fede, per grazia possiamo amare i fratelli ed esercitare la carità, per grazia la speranza resta viva in noi anche nei momenti peggiori.

Siamo testimoni del Vangelo, sempre, anche quando non ci pensiamo, anche quando siamo sovrappensiero, magari mentre facciamo la spesa, in autobus, quando incontriamo un vicino… siamo cristiani sempre e non solo quando varchiamo le porte di una chiesa, non dimentichiamo mai di testimoniare con la nostra vita, con la gioia del cuore e la fiducia nella grazia del Signore, l’amore di Dio!

 

 

 

La trasfigurazione di Gesù: luce, quiete, paura sulla strada di Pietro e sul nostro cammino

Oggi nella Chiesa è festa, si ricorda la trasfigurazione: Gesù, Giacomo, Pietro e Giovanni salgono su un monte per pregare, mentre Gesù prega il suo volto cambia, la veste diviene luminosissima e compaiono Mosè ed Elia, che parlano con Lui del suo esodo che stava per compiersi a Gerusalemme. I discepoli sono oppressi dal sonno eppure riescono a vedere qualche istante di questa scena e Pietro ne resta così colpito che afferma “Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”; in quel momento una nube li avvolge con la sua ombra e sentono una voce uscire da essa, che dice: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”.
(Lc 9,28b-36)

Ci sarebbe tantissimo da scrivere su questo brano, ma per non dilungarmi troppo mi concentrerò su quattro aspetti:

  1. la trasfigurazione avviene in un momento di profonda preghiera, ed è in questa situazione che Gesù diviene luminosissimo. La preghiera lascia tracce profonde, non solo interiori ma anche esteriori, simile a quella luce che molti di noi hanno certamente visto sul viso di persone immerse nella preghiera… per quel che mi riguarda, non potrò mai scordare lo sguardo di Elisabetta, clarissa in Santa Chiara, e padre Paul, meraviglioso mistico, che ho avuto la fortuna di conoscere ad Assisi in tempi diversi.
  2. Il Vangelo dice che Mosè ed Elia parlano con Gesù del suo esodo che stava per compiersi a Gerusalemme, dove sappiamo che sarà crocifisso. Sembra che il Signore voglia mostrare ai tre discepoli la gloria di Dio prima che avvengano i fatti dolorosi di cui saranno testimoni, perché nei giorni della passione, consapevoli che Gesù è il Figlio di Dio, possano comprendere ciò che accade e scegliere il modo migliore per agire. Non c’è trasfigurazione senza passione, non c’è risurrezione senza morte, vale per Gesù come per ciascuno di noi; la croce non è qualcosa di decorativo, è la strada stessa che ciascuno di noi si trova ad affrontare più volte nella vita: possiamo maledirla, possiamo cercare di scansarla oppure, quando arriva, possiamo scegliere di abbracciarla, non per un piacere perverso e masochista, ma per la fiducia immensa in Dio e nel suo amore: qualunque cosa ci accadrà il Padre non ci abbandona! La croce vissuta alla luce della fede diventa una scala per il cielo, trasforma le persone in preghiere, in vista della luce eterna! Non a caso la Chiesa ha posto la festa della trasfigurazione 40 giorni prima del giorno in cui ricorda l’esaltazione della croce!
  3. Gesù e i discepoli vengono avvolti da una nube che spaventa Pietro, Giacomo e Giovanni; il testo dice: “all’entrare nella nube ebbero paura”: è l’incontro con il mistero di Dio, qualcosa di più grande di noi che, concentrati sui nostri piani terreni, veniamo sconvolti e a volte spaventati dai grandi progetti di Dio e, soprattutto, dal suo stesso amore, dalla presenza di Lui nella nostra vita.
  4. “Maestro, è bello per noi essere qui, facciamo tre capanne”: è una condizione così meravigliosa, un’esperienza così straordinaria che Pietro vorrebbe fermarsi lì per sempre; Pietro rappresenta la chiesa stessa, cioè noi, ciascuno di noi… vorrebbe fermarsi lì, ma non è possibile, o meglio, se davvero restasse lì il cammino di fede sarebbe spezzato, perché non arriverebbe al compimento della croce e della risurrezione… le condizioni che ci appaiono ideali non sempre sono le migliori, agli occhi di Dio, solo Lui conosce la strada, i tempi, i modi giusti per ciascuno!

Auguro a tutti noi di portare nel cuore la luce della fede, quella luce potente dell’amore di Dio che solo per grazia possiamo ricevere!

La luminosa grazia di Diog

Ha bussato anche stamattina alla mia porta, alla porta del cuore e  sussurra parole leggere.

Vorrebbe entrare, se voglio, e tenermi per mano, guidarmi lungo il cammino perchè ogni passo abbia un senso divino e ogni gesto, anche il più banale, si faccia opera d’arte agli occhi di Dio.

Non sono pronta, le dico, non ho coraggio né conoscenze, non ho strumenti, mani o volontà abbastanza grandi da potercela fare, ma lei sorride, leggiadra: è venuta ad alleggerire anche me.
Non serviranno mani o coraggio, forza o strumenti, conoscenze o potere ma un cuore desto, curioso, con il desiderio di farsi condurre per strade nuove, capace di dire si.

Basterà un si, un piccolo si, al resto penserà lei.

Quella voce dolce, armoniosa, quella brezza leggera che porta con sé mi invitano, ne sono attirata: sussurro un timido si ed ecco squarciarsi il buio, irrompe una luce divina, poi tutto diventa lieve, lei mi prende per mano, mi accompagna nelle ore del giorno fino alla sera e oltre la notte, all’alba sarò ancora serena come un bimbo in braccio alla mamma.

E’ la grazia di Dio.