La trasfigurazione di Gesù: luce, quiete, paura sulla strada di Pietro e sul nostro cammino

Oggi nella Chiesa è festa, si ricorda la trasfigurazione: Gesù, Giacomo, Pietro e Giovanni salgono su un monte per pregare, mentre Gesù prega il suo volto cambia, la veste diviene luminosissima e compaiono Mosè ed Elia, che parlano con Lui del suo esodo che stava per compiersi a Gerusalemme. I discepoli sono oppressi dal sonno eppure riescono a vedere qualche istante di questa scena e Pietro ne resta così colpito che afferma “Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”; in quel momento una nube li avvolge con la sua ombra e sentono una voce uscire da essa, che dice: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”.
(Lc 9,28b-36)

Ci sarebbe tantissimo da scrivere su questo brano, ma per non dilungarmi troppo mi concentrerò su quattro aspetti:

  1. la trasfigurazione avviene in un momento di profonda preghiera, ed è in questa situazione che Gesù diviene luminosissimo. La preghiera lascia tracce profonde, non solo interiori ma anche esteriori, simile a quella luce che molti di noi hanno certamente visto sul viso di persone immerse nella preghiera… per quel che mi riguarda, non potrò mai scordare lo sguardo di Elisabetta, clarissa in Santa Chiara, e padre Paul, meraviglioso mistico, che ho avuto la fortuna di conoscere ad Assisi in tempi diversi.
  2. Il Vangelo dice che Mosè ed Elia parlano con Gesù del suo esodo che stava per compiersi a Gerusalemme, dove sappiamo che sarà crocifisso. Sembra che il Signore voglia mostrare ai tre discepoli la gloria di Dio prima che avvengano i fatti dolorosi di cui saranno testimoni, perché nei giorni della passione, consapevoli che Gesù è il Figlio di Dio, possano comprendere ciò che accade e scegliere il modo migliore per agire. Non c’è trasfigurazione senza passione, non c’è risurrezione senza morte, vale per Gesù come per ciascuno di noi; la croce non è qualcosa di decorativo, è la strada stessa che ciascuno di noi si trova ad affrontare più volte nella vita: possiamo maledirla, possiamo cercare di scansarla oppure, quando arriva, possiamo scegliere di abbracciarla, non per un piacere perverso e masochista, ma per la fiducia immensa in Dio e nel suo amore: qualunque cosa ci accadrà il Padre non ci abbandona! La croce vissuta alla luce della fede diventa una scala per il cielo, trasforma le persone in preghiere, in vista della luce eterna! Non a caso la Chiesa ha posto la festa della trasfigurazione 40 giorni prima del giorno in cui ricorda l’esaltazione della croce!
  3. Gesù e i discepoli vengono avvolti da una nube che spaventa Pietro, Giacomo e Giovanni; il testo dice: “all’entrare nella nube ebbero paura”: è l’incontro con il mistero di Dio, qualcosa di più grande di noi che, concentrati sui nostri piani terreni, veniamo sconvolti e a volte spaventati dai grandi progetti di Dio e, soprattutto, dal suo stesso amore, dalla presenza di Lui nella nostra vita.
  4. “Maestro, è bello per noi essere qui, facciamo tre capanne”: è una condizione così meravigliosa, un’esperienza così straordinaria che Pietro vorrebbe fermarsi lì per sempre; Pietro rappresenta la chiesa stessa, cioè noi, ciascuno di noi… vorrebbe fermarsi lì, ma non è possibile, o meglio, se davvero restasse lì il cammino di fede sarebbe spezzato, perché non arriverebbe al compimento della croce e della risurrezione… le condizioni che ci appaiono ideali non sempre sono le migliori, agli occhi di Dio, solo Lui conosce la strada, i tempi, i modi giusti per ciascuno!

Auguro a tutti noi di portare nel cuore la luce della fede, quella luce potente dell’amore di Dio che solo per grazia possiamo ricevere!

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