Abbandonarsi al ritmo di Dio

 

Due persone vogliono una cosa; l’una dice “Lo voglio e ci riuscirò!”, e tutti applaudono ricordandosi che a scuola la maestra ripeteva loro questo ritornello: “Se tu vuoi puoi!”.
Si commenta “costui è un duro e andrà lontano!”,  poi invece non approda mai a nulla.
Credo che sia stato Napoleone a dire che la gente che sa dove va, non arriverà mai molto lontano.

L’altra persona è uno che non sa troppo bene dove vada, ma possiede uno slancio irresistibile, conosce la direzione e l’andatura.
Costui conosce tutti i segreti dell’abbandono. Egli si abbandona al giusto ritmo: tutto il resto verrà da solo.
E’ come uno sportivo: al momento giusto dimentica la sua volontà e si abbandona al giusto ritmo, perché è il ritmo, non la volontà, che lo farà vincere.

Se osservi un campione di surf t’accorgi che le sue scivolate più lunghe e spettacolari sulla cresta dell’onda avvengono quando egli s’abbandona al cavallone e obbedisce ad un ritmo preciso, mentre quando si incaponisce a fare ciò che lui vuole, di sicuro cadrà.
Deve perciò lasciar perdere il proprio puntiglio e cercare il giusto ritmo.
Questo non è più della ragione, ma dell’intuizione e della sensibilità.

Per noi è lo stesso: quando si volteggia al di sopra del comprensibile si deve esser capaci di abbandonarsi al ritmo dell’onda: è l’unico modo per non perdere l’equilibrio e trovarsi con il muso in acqua.

Il meglio di se stessi viene fuori quando ci si abbandona.
Tutto ciò che si trovava sotto costrizione emerge in modo armonioso, ci si apre alla vita, ci si sente liberati.

E’ la forza interiore che spazza via ogni ostacolo, quasi come un torrente che sgorga impetuoso e inarrestabile e che si alimenta della sua abbondanza.
Perché l’abbandono produce l’abbondanza, un’abbondanza continua.

Se tu conti sulla tua minuscola forza di volontà è come se aprissi con parsimonia un rubinetto da cui fluirà un piccolo rivolo di energia.
A forza di economizzare il tuo cuore rischia di inaridirsi: nulla vi cresce più, né il successo, né i progetti, né la tenerezza, né null’altro che valga la pena di vivere.

Io l’ho capito il grande segreto…se ti avvicini te lo sussurrerò in un orecchio: dove c’è abbandono c’è amore e dove c’è amore c’è Dio.
Ecco, è tutto qui!

Occorre saper scegliere e poi donare tutto senza remore, abbandonarsi alla corrente; dopo essersi accertati della purezza della sua sorgente, lasciarsi trasportare dal suo impeto, captandone il ritmo, l’equilibrio e l’armonia; assaporare il gusto della vita e, nella luce di un grande sole di tenerezza, dire grazie a Dio, grazie che ci guida verso mondi sconosciuti e, senza stancarsi, senza affaticarsi, ci porta lontano, lontano…

Lasciare che Dio scorra in noi come una sorgente.

Quando avrai capito questo vedrai: la vita fluisce dalla sorgente…

 

Questo testo è tratto da “Giada e quei benedetti misteri della vita”  di F. Guaragnon, ed. Paoline: un libro magico dove una bimbetta – la piccola Giada – riesce a parlare di profondi contenuti di fede con parole semplici e illuminanti!

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